Non solo calcio…🇮🇹⚽️

Sembrerà strano affermarlo in Italia, ma credetemi, non tutti sono appassionati di calcio. Non tutti guardano le partite ogni domenica. Non tutti vanno allo stadio e non tutti si buttano nelle fontane quando la Roma vince lo scudetto. Non tutte sopportano che il proprio ragazzo o marito provi un amore incondizionato verso il calcio, le partite e lo stadio. La domenica è monopolizzata, quando c’è il mercoledì di Champions la sera il divano è occupato. E poi ci sono le trasferte, lo stadio, e tante altre distrazioni legate al calcio che molte donne non sopportano.
D’altro canto è anche vero che moltissimi sono follemente innamorati del calcio, pazzi di Totti (chi non lo è), attendono la serata con gli amici per vedere la partita più di ogni altro appuntamento. E molte delle ragazze, compagne e mogli, alla fine si arrendono alle forze più forti di loro e si abituano all’idea di non avere alcun potere contro una partita di campionato. Si troveranno qualcosa da fare di domenica e il mercoledì sera se lo prenderanno per uscire con le amiche. Sperando poi sempre che il loro compleanno o anniversario non ricada proprio quando c’è il derby.
Mi rendo conto, però, che quando gioca l’Italia, la questione è diversa. E’ proprio come fosse un altro sport. L’Italia la vedono uomini, donne, vecchi e bambini. Italiani e stranieri in Italia. L’Italia unisce. Per l’Italia si fermano meeting importanti, si svuotano uffici e per le strade si smaterializzano macchine e pedoni. Ci si ferma in un bar a guardare la partita quando si è in viaggio, si sta con le auricolari e la radio accesa mentre si è in treno. Ci si incontra tra italiani con una birra quando si è all’estero. Quando sai che giocherà l’Italia la prossima estate ai mondiali, e tu…tu stai scegliendo la data del tuo matrimonio, rischi di andare nel panico, perché sai che se l’Italia arriverà in semifinale, quel giorno, quel 5 luglio che tu sognavi sin da bambina, tutti gli uomini si alzeranno dalla tavola e il calcio ancora una volta, avrà preso il sopravvento su tutto. Persino su un avvenimento importante come il tuo matrimonio. Perché il calcio ci ipnotizza. Però, in questo caso, se ci facciamo caso, più che il calcio a prendere il sopravvento è la nostra Nazionale. Perché credo che con i mondiali riemerga quello spirito di appartenenza alla nostra bandiera che spesso non sappiamo neanche di avere, cantiamo un inno che pensiamo di aver dimenticato, ma che invece conosciamo benissimo. Compriamo bandiere che appendiamo a terrazzi e sventoliamo fuori dai finestrini delle macchine. Ci dipingiamo la faccia di verde bianco e rosso. Tiriamo fuori tutto il nostro orgoglio nazionale. Siamo pieni della nostra Italia quando gioca l’Italia. E’ bellissimo.
Quindi noi tutti non vediamo l’ora che arrivino quei mondiali. Per riunirci, incontrarci, per insegnare ai nostri figli che cosa vuol dire il senso di appartenenza ad una squadra, al nostro paese, alla tua bandiera. E restare attaccati fino all’ultimo alla speranza con tenacia, credendoci, mentre guardiamo i nostri beniamini calciare quei rigori nei minuti supplementari. Una metafora della vita che insegniamo ai nostri figli, dunque. Dobbiamo crederci fino all’ultimo, sempre. Come quello che hanno insegnato a me, da piccola.
Il primo mondiale che ho seguito con trasporto per me è stato quello disputato in Italia. Italia ‘90, appunto. Avevo quasi sette anni e ricordo benissimo che da lì ho iniziato ad appassionarmi ai mondiali, all’Italia, a comprare la bandiera da appendere in giardino o da esporre in macchina.

Ciao_mascotte_italia_90

 

Da quel mondiale, ho acquisito dei valori, appunto. Mi sono arricchita. Attraverso lo sport giocato in tv con la mia bandiera a sei anni iniziavo insieme a mio fratello a capire cosa volesse significare appartenere, sentire, condividere, tifare insieme, il senso della squadra, l’inno, il gioire insieme ed il soffrire insieme. Saltare, gridare e impazzire di gioia per un goal facendo tremare il palazzo!!! L’attesa del calcio di inizio e la voce di Pizzul. L’adrenalina dell’attesa. Attaccavo stickers di Italia ‘90 ovunque, su tutti gli armadi, per la gioia di mia madre. Per una maglia azzurra che iniziavo a conoscere e che rappresentava il paese nel quale ero nata.
Credo mi sia stato dato in quell’estate l’imprinting dei mondiali. E poi ho continuato così, fregandomene del campionato, seguendo con tanto cuore l’Italia.  Fatto sta che ora di anni ne ho molti di più e nel 2006 l’Italia l’ho vista vincere ma ricordo benissimo che nel 1990 mi misi a piangere quando l’Italia perse. L’avevo presa sul serio io e nulla, era andata male. Eh sì perché, solo dopo, con il tempo, ho imparato che nello sport si vince e si perde. E che il fallimento fa parte della nostra vita e ci aiuta a rialzarci più forti. Ma io che ne sapevo a sei anni??
E come me, così tutti i miei coetanei, credo. Primi approcci al tifo dell’Italia. Pensando che non potesse perdere mai e che fosse invincibile. Eppure no, non è vero. Siamo costretti a disilluderci continuamente. E proprio così dobbiamo arrenderci all’idea che stavolta, nel 2018, ci toccherà saltare una generazione. Che amarezza ci lascia in bocca il pensare che non potremo tifare, condividere con i nostri figli quelle sensazioni lì? Loro che quest’anno l’hanno vista perdere molto prima di me e mio fratello ad Italia ’90. E quindi no, non avremo un’Italia da vedere. E quei bambini e bambine non lo impareranno né si appassioneranno nel 2018 alla nostra bandiera.
Che cosa dobbiamo fare? Nulla. Non è che cascherà il mondo per una partita dell’Italia. Andremo il week end al mare e le spose saranno più tranquille. Gli uffici non si svuoteranno e i pedoni e le macchine durante le partite continueranno a circolare. Andremo avanti comunque anche se la maglia dell’Italia quest’anno resterà nell’armadio. E i cinesi non venderanno bandiere. Né trombette.
E’ che la verità è che noi restiamo pur sempre italiani e ci ancoriamo alle tradizioni. E avremmo solo voluto vedere la nostra Italia in Russia e abbracciarci insieme davanti alla tv la prossima estate. Ci piace tifare, seguire quella palla e veder vincere, perché noi ci impersonifichiamo nei nostri idoli mentre li guardiamo. Come se guardassimo un film. E noi, un po’ come i buoni che vincono sui cattivi vorremo sempre vederli vincere. E non pensavamo che fosse possibile vedere l’Italia esclusa ai mondiali. Magari ci dispiace per i bambini che dovranno aspettare ancora quattro anni per sentire quell’adrenalina e per coloro che sono appassionati di calcio e comunque li guarderanno i mondiali, quelli degli altri però. Non c’è niente da fare vincere è bello. E noi avremmo solo voluto urlare Viva l’Italia! Non chiedevamo mica tanto in fondo. E in questo momento ci verrà una grande nostalgia di Del Piero con il suo uccellino e l’acqua rocchetta. Dei Kinder Ferrero sponsor dell’Italia e del Sega Master System World Cup italia ’90. Che dire. Andando avanti così, mica me lo faranno passare il mio debole per gli anni 90! Ed è subito voglia di andare a giocare al Sega Master System…prima una partita a calcio e poi…giochiamo a Sonic però.

W l’Italia!

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I trentenni e le telefonate

Bene. Avevo scritto qualcosa che il mio computer non so come ha deciso di farmi sparire. Lo riscrivo. Usando parole nuove ma tanto il concetto mi è chiaro, molto chiaro.
Nasce dalla considerazione che non c’è proprio niente da fare, non so se superati i trenta il mio spirito di osservazione sia improvvisamente aumentato o se essere trentenni oggigiorno abbia delle connotazioni talmente interessanti, strane ed evidenti che a me piace osservarlo. La trentitudine è un fenomeno. Come i millenials. Solo che noi siamo i trentenni. Se non fosse un fenomeno non avremmo piacere a condividere riflessioni sui nostri anni con qualcuno come noi. Non ci sentiremmo in compagnia. Invece lo siamo. Siamo trentenni. Cantiamo le stesse canzoni e siamo cresciuti con gli stessi cartoni animati. E siamo tanti. Io ne faccio parte. E mi piace osservarci mentre la vivo la mia trentitudine. Quando parlo con i miei amici, quando sento parlare di conoscenti, quando ricevo una telefonata o vengo inserita nell’ennesimo gruppo di whatsapp. Quando esco con un gruppo di sole donne oppure a cena con un ragazzo. Con un ragazzo troppo serio e noioso o con un ragazzo simpatico e sorridente. Quando frequento trentenni italiani e quando all’estero. Quando parlo della mia vita a persone di cinquanta o sessant’anni. O novanta.
Osservo alcune sfumature che vedo nella tavolozza che mi hanno dato per dipingere la mia vita. Scrivendo di trentenni non faccio altro che leggere semplicemente con più attenzione tra le righe che di solito viviamo ma non scriviamo. Cerco di tradurre le cicatrici che ho sulla mia pelle e che sono sulla pelle delle persone, sia che mi sono accanto sia più lontane ma che sono sulla stessa nostra grande e bella barca che naviga in un mare, a volte agitato, a volte calmo. Beh c’è un po’ di confusione quindi. Ho scritto un libro su due trentenni ma ho ancora tanto da dire. Non sapete quanto.
Oggi riflettevo sulle telefonate, ad esempio. Continua a leggere

Una menzione speciale, da Chiara Maci

Accedendo a questo link
http://chiaramaci.com/variegatoaitrenta-trentenni-gelato-tanto-altro/

si trova il nuovo blog di Chiara Maci, alla pagina che riporta una menzione che è per me speciale ed è dedicata a #Variegatoaitrenta.
Io la seguo da tanto tempo, sul suo blog, su instagram…essendo io una buona forchetta ed un’amante della cucina, ogni piatto che compare a sorpresa sulla mia bacheca, della sua Agropoli, da altri posti sempre interessanti o direttamente dalla sua cucina, mi fa venire un super languorino. Recentemente ho annotato due ricette interessanti dal suo blog: sto aspettando di cucinare una torta al cioccolato senza latte alla mia amica intollerante ai latticini e le chicche di patate con radicchio e zucca mantovana per me e per i miei amici. Pensare che quel giorno, quando invece di una sua ricetta, sulla mia bacheca è comparso “#Variegatoaitrenta”, altro che languorino! Sul mio viso è spuntato un bel sorrisone carico d’emozione e di soddisfazione.
Per me è un grande onore essere lì, sul suo blog, nella rubrica Lifestyle, tra le sue ricette, i suoi viaggi ed i suoi eventi. Il mio #variegatoaitrenta sta così bene lì, con la sua copertina buona da mangiare…Sono fiera perché è qualcosa che è veramente interamente mio (con la copertina disegnata da mio fratello) e che è finito lì, in una bella anzi bellissima vetrina, di una persona che ammiro.
Grazie a Chiara Maci che lo ospita in casa sua e grazie a chi crede nei progetti, nei propri e in quelli altrui. Perché qualsiasi cosa, qualsiasi idea, qualsiasi progetto, dal più semplice al più difficile, dal più brutto al più bello, è nulla senza qualcuno che ci crede.
Ma non dobbiamo mai mollare, perché nessuno dice che sia facile iniziare qualcosa, portarlo avanti e crederci. Figuriamoci io e il mio libro, a volte se ci penso, ci sentiamo così piccoli nel mondo dell’editoria. Veramente minuscoli. Ma nel nostro essere minuscoli #Variegatoaitrenta riscuote successo, piace a chi lo legge e quindi, naturalmente ogni lettore è una persona in più che crede nel mio progetto e mi dà energia. Per crederci, per alimentare questo  progetto e per iniziarne di nuovi. Perché se è vero che, l’energia non si crea e non si distrugge,  a me serve che qualcuno mi passi un po’ del suo entusiasmo ed energia.
E quindi intanto io vado avanti, e come dice la canzone di Cesare Cremonini tanto cara a #Variegatoaitrenta: “ho fatto un paio di progetti, chissà se bastano!”.

“Dove c’è il gelato c’è casa”

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Il gelato è quella cosa entrata dentro la mia casa nuova, prima di me.
Prima del sale, dello zucchero e del caffè.
Mi hanno portato il divano, montato la cucina, la camera da letto e poi, prima ancora di mettermi ad aprire tutti gli scatoloni, ho acceso il frigo, sono uscita e tornata con il gelato.
Poi, solo a quel punto, ho iniziato ad aprire gli scatoloni.
Che dire, ognuno ha le proprie stranezze ed in fondo, questa non nuoce a nessuno.
C’è chi non si sente a casa senza il suo cuscino preferito, io senza gelato.
E’ freddo ma riscalda. E’congelato ma si scioglie. E’ colorato, neutro, bianco, crema, giallo, viola, rosa, a pois, verde, anche blu, e poi è 150 gusti nel centro di Roma oppure Venchi, sia in Italia e anche all’estero (perfino a Singapore). E’ cioccolato al rum da il Gelato a Roma, all’EUR (ed in tanti altri posti) e al gusto cassata dal siciliano. E’ divino in tante piccole gelaterie delle quali spesso non ricordiamo il nome. E’ ottimo, tradizione e storia da Fassi, che al gelato ha dedicato un intero palazzo, il Palazzo del Freddo, e da Giolitti, sempre a Roma (ed in tanti altri posti). Il gelato è tante altre cose e questo è solo un piccolo post, non si possono esaurirle tutte. Iniziamo da alcune, poi magari suggeritemele ed io troverò il modo di citarle.
Chiaramente ho le mie preferenze, ma all’occorrenza li compro di tutti i generi. Vaschette sfuse o gelati confezionati. In base a come mi gira.
Il gelato è certezza. A me, risolve un sacco di “paturnie” e costa meno di un gioiello di Tiffany (eh sì, perché Audrey, le paturnie, le andava a sbollire facendo un giro a colazione da Tiffany, io vado a fare un giro in un negozio di scarpe o nel reparto gelati).
Il gelato è semplice, semplicissimo, latte zucchero e qualche altro magico ingrediente. Non piace a tutti ma a tanti. A noi sembra un alimento normale normalissimo quotidiano ma…quando sei all’estero, gli stranieri di solito lo guardano ammirati e lo assaggiano curiosi come un prodotto super e inarrivabile che sventola fiero la bandiera italiana. Ovunque tu sia.E quando ti dicono: “Hey Nico, I love ice creams, can’t wait of being in Rome again to taste “gelato together”, sono molto orgogliosa di potergli dire: “sì lo so è super, anche io lo adoro e ti aspetto per mangiare insieme un gelato italiano in Italia”. Di quelli buoni. Mi piace vedere con quale felicità mangino il nostro gelato.

Lo adoro a tal punto da dedicargli, un giorno, il mio primo libro.

Sinceramente, non avevo idea che lo avrei mai fatto, fino a che nella mia testa ha iniziato a montarsi il puzzle del mio gelato variegato preferito, che poi ho scoperto essere quello che in gelateria ancora non esiste, cioè, quello ai trenta.
Ma è stato naturale scriverlo e farci girare intorno le paturnie di due trentenni, così come naturale sarebbe mangiarlo per farle passare, quelle stesse paturnie.
Pensandoci bene, non so se sia sempre stato il mio gusto preferito, visto che oltre ad essere dolce, il mio variegatoaitrenta è anche amaro. E’ per questo che qualche aggiustatina agli ingredienti, lungo il cammino, gliela dobbiamo sempre dare.
Però io ci ho pensato un po’. E mentre ci pensavo l’ho anche scritto. Che tutta questa varietà e questa differenza di gusto fa parte delle diversità che caratterizzano ognuno di noi trentenni nel mondo dei trentenni. E che poi, in fondo, il contrasto…non è ciò che spesso rende qualcosa ancora più affascinante ai nostri occhi, più vivo e attraente? A volte il contrasto è forte, come quando scoccano le scintille. E tra i trentenni di oggi spesso c’è così tanto contrasto e tanta diversità…al punto che io mi auguro, chiaramente, invece di allontanarci, a causa di questo contrasto, che ci possano essere tante scintille!!

E’ un po’ che non scrivevo di gelato e un po’ mi mancava.
Grazie a lui abbiamo scoperto che sì, il mondo è bello perché è vario, ma a trent’anni, questo non è solo vario ma molto molto variegato.
Detto ciò…chi avrebbe mai detto che un giorno oltre a mangiarlo, il gelato, lo avrei anche scritturato, insieme a Camilla&Michele, come soggetto per un racconto?

N.

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Le vacanze fanno venire voglia di leggere!

Sempre presi dal nostro tran tran quotidiano. Divisi tra una sveglia assordante che ti fa alzare dal letto già isterica ed un caffè bevuto in piedi velocemente prima di uscire di casa.  Poi il traffico, il lavoro, le telefonate…che se non le fai nel tragitto in macchina da casa al lavoro quando le fai. Pit stop al supermercato. Arrivi a casa trafelata. Vai nella tua camera. Casca l’occhio lì. Hai ancora un libro lì sul comodino.

Te lo ha consigliato una tua amica e regalato a Natale. E’ pieno di polvere e il segnalibro segna pagina 25. Tu sai benissimo che una volta interrotto un libro non finirai mai di leggerlo. Andrà a finire nella libreria al prossimo riordino radicale della camera. Non che quel libro non ti piaccia. Ma sei così stanca che quando ti metti a letto gli occhi ti si chiudono!

Però, c’è un momento nell’anno in cui fai qualcosa di diverso. E’ lunedì e non lavori. E’ martedì e sei al mare. E’ mercoledì e vai a cena fuori, bevendo tutto il passito dell’isola. Ma tu non ti ricordi neanche che è mercoledì. E’ quella settimana l’anno in cui provi il lusso di dimenticare quale giorno della settimana sia. Non ti interessa. Eccola. E’ lei.

E’ la vacanza. E quando è vacanza, torna il momento migliore per leggere. Niente polvere sui libri. Niente segnalibri a pagina 25 per un anno.

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L’estate ragazzi, l’estate! E quest’estate c’è un libro, un libro che è divertente, riflessivo ed è come una droga. Lo inizi e non riesci a farci depositare neanche un granello di polvere sopra perchè…nel frattempo lo hai già finito. Eccolo. E’ questo qui. Lettura consigliata. Non solo perchè siamo di parte. Ma perchè la consigliano. Gli altri. Quelli che lo hanno letto. Andate a spulciare la sezione “Dicono di..” e convincetevi. Su su. Fatevi un giro per cercarlo su Amazon che leggere fa bene. Ti fa sentire in vacanza!

E poi…spargete la voce!

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🎶🎶”Io e Anna”: figuriamoci se amarsi non è facile a trent’anni💑💔🤷🏻‍♀️🤷🏼‍♂️

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Tratto da #Variegatoaitrenta 🍧👩🏼‍💻

“🙎🏼‍♂️Michele:….E comunque tutto questo discorso, questa tua invettiva, con l’amore non c’entra neanche una virgola.

Ci siamo impantanati nel discorso parecchie fasi prima di arrivare all’amore!

🙎🏻Camilla: E certo. Mi infervoro a fare questi discorsi. E comunque hai centrato il punto: ci impantaniamo parecchie fasi prima di arrivare all’amore!

Forse abbiamo paura dell’amore, anzi dell’idea che ci siamo fatti dell’amore, che ci incastra e ci riduce ad essere deboli. E nessuno vuole sentirsi ancora più debole di quello che è. Dunque abbiamo questo timore. Lo chiamerei più terrore!…” cit: #Variegatoaitrenta🍧👩🏼‍💻💔

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A trent’anni…ti senti più Superman💪🏻✨o piú Clark Kent?💼👔

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…Avere trent’anni non è entusiasmante?

“…Ti senti sulla cima di una vetta lì a guardare la tua scalata dall’alto🏔. E’ una sensazione stupenda. Respiri aria pura. Ti senti un po’ una caricatura di Superman quando sta lì a bearsi con il mantello che sventola e le braccia sui fianchi…” cit. #Variegatoaitrenta

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Che cosa leggiamo oggi al mare?🍧📖🍦

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Quale migliore lettura pre-estiva se non #Variegatoaitrenta?😋🥄🍧🥄

E’ buono come un gelato, si legge velocemente⚡️, giusto il tempo di una pausa pomeridiana sotto l’ombrellone🏖…e non serve neanche andare in libreria a comprarlo! Basta un Kindle, un tablet o uno smartphone!📲📖🍦🍧

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